Benedetta Cestelli-Guidi, Sei lezioni di drappeggio, 2004

Come per i suoi lavori precedenti, anche in questi ultimi SP pone il dato storico all’inizio della sua elaborazione artistica, e concettuale. Si conoscono i suoi interventi di critico, e le sue opere di artista. Il serbatoio da cui SP attinge sono i materiali della storia, nella certezza che si possa fare ‘un’arte della storia’ e non solo l’opposto, come sappiamo si fa; e lui ne ha le carte, storico di formazione e artista per passione.
Ma questa volta il lavoro nasce da una suggestione specifica e, aggiungerei, dalla volontà di confrontarsi con l’arte e le sue pratiche accademiche piuttosto che con l’ingombrante Storia portatrice anche di profonde delusioni, personali e non. SP si misura qui con uno dei più antichi e consolidati esercizi del pittore: il panneggio. Ha lavorato per mesi con una modella sulle possibili aperture che un piccolo straccio poteva consentire – e di queste aperture ci ha insegnato George Didi-Hubermann nella Ninfa – provando il movimento, la luce, l’intensità: le sue teorie di pose richiamano questo esercizio, questo lavoro sul corpo dello stile, e sulle sue intensificazioni possibili.  Ma laddove è vero che la riflessione critica ed artistica sull’antico ne provochi una ineluttabile rinascita, e Warburg docet, che possiamo definire in molti modi –attualizzazione, traduzione, rinnovamento – anche in questi panneggi troviamo una novità accecante, percepibile come colore. Abituati al bianco e nero, spesso xerigrafato se non fotocopiato, delle opere di SP, questo colore colpisce innanzitutto per la sua sostanza: è un materiale più che un tono, è denso e morbido, traslucido e tridimensionale, che sa più di plastica che di tempera, E’ un materiale da lavoro: è colore da vetro. Questo colore, così originale, e talmente inusuale è segno di ben altro che qui ci interesse molto di più: è segno di un rinnovamento radicale nell’opera di SP che lascia che lo storico faccia posto all’artista e che quest’ultimo addirittura, alzi la voce così che ci giunga la sua grana, la sua grassa sonorità. Salvatore è qui all’inizio dell’avanguardia di se stesso.

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