Dante all’università per stranieri (2017)

Spuglia Dante 01

spuglia inferno 02

La sede di un’università per stranieri pare il luogo indicato per un’installazione artistica che ha per soggetto l’opera dantesca, che è come il “logo” della lingua italiana.

Come alludere meglio alla sua perennità, e allo stesso tempo alla precarietà dei tempi storici e della trasmissione letteraria, se non trasferendo il testo su maioliche, su materiale da costruzione?

Trascrivere manualmente un canto a scelta per ogni cantico; l’incertezza e l’imprevedibilità della scrittura a pennello su un supporto permanente quale la piastrella è l’aspetto contradditorio, quindi interessante, di una tale installazione.

L’idea della trascrizione di testi letterari mi viene da un lato come un tentativo di parodia della cultura popolare (i proverbi sulle mattonelle appese nelle sale da pranzo) e dall’altro dalla lettura di un breve testo di Walter Benjamin. Lo scrittore tedesco confronta lettura e trascrizione; la prima è come sorvolare in aereo una strada: se ne ha una vista d’insieme ma non se ne ha l’esperienza; per conoscere davvero un tragitto occorre percorrerlo a piedi, così come fa l’amanuense che ricopia un manoscritto antico.

La mia è una grafia pessima. Il tentativo di addomesticarla va insieme a quest’idea del necessario conservare e tramandare. E il supporto ceramico è forse più duraturo della carta e finanche dei vari mezzi informatici di stoccaggio.

Tre canti della Commedia, uno per cantica, sono trascritti piastrella per piastrella, una terzina per pezzo. In tal modo il filologo del futuro potrà ricostruire almeno qualche rima completa del testo dantesco. E l’archeologo del futuro dovrà capire perché testi letterari fossero parte delle mura di un grosso edificio rivestito anch’esso di mattoncini in cortina.

Il formato “zoccolo” (10×20 centimetri) permette di riprodurre una terzina intera; ho vegliato, una volta scelta una delle varie edizioni possibili, a evitare ogni refuso, nel processo abbastanza laborioso del lavoro in officina. La mia sola licenza artistica: ho scritto in continuità lineare, come nel flusso di un telex, senza rispettare il verso né l’a capo.

Un canto a scelta per ogni cantica: rosso per l’Inferno, naturalmente; verde ramino per il Purgatorio; azzurro per il Paradiso, evidentemente. Un piano di scale per ogni canto: possono essere percorse in senso ascendente o discendente. Ma la gerarchia dantesca non è rispettata: il Purgatorio si troverà al piano superiore e il Paradiso in quello intermedio. La realtà che viviamo merita di farsi trovare ai piani alti.

Salvatore Puglia, novembre 2017

 

Spuglia Prova Dante 01

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